Ciclismo: le Classiche del Pavé 2017

Le tre più importanti “classiche” del pavé sono, in ordine di svolgimento:
Belgio Gand-Wevelgem (Gent-Wevelgem), corsa per la prima volta nel 1934;
Belgio Giro delle Fiandre (Ronde van Vlaanderen), corsa per la prima volta nel 1913, era tradizionalmente la prima delle tre grandi classiche del pavé, ma ora è preceduta dalla Gand-Wevelgem;
Francia Parigi-Roubaix (Paris-Roubaix), corsa per la prima volta nel 1896, è soprannominata la Regina delle Classiche o l’Inferno del Nord.

Gand-Wevelgem: La vittoria di Van Avermaet
Greg Van Avermaet conquista la Gand – Wevelgem 2017. Il belga si conferma sempre più re del pavé in questo 2017 conquistando la terza grande classica di questo inizio di stagione. In una volata a due, il capitano della BMC ha superato Jens Keukeleire (orica-Scott) con il quale si è ritrovato da solo a 10 chilometri dalla conclusione. A chiudere il podio, battuto di qualche secondo, è Peter Sagan (Bora-hansgrohe) che gioca con il fuoco e si brucia, correndo un rischio enorme nel lasciar partire volontariamente i due rivali per cercare di costringere Niki Terpstra (Quick-Step Floors), poi quarto, e Soren Kragh Andersen (Team Sunweb), con loro nel gruppetto di attaccanti, a dare qualche cambio.
In forte rimonta, quel che resta del gruppo conclude a ridosso degli attaccanti, con John Degenkolb (Trek-Segafredo) a conquistare la volata dei battuti davanti a Tom Boonen (Quick-Step Floors). Decimo invece Sacha Modolo (UAE Team Emirates), che conferma un buon stato di forma.

L’elevato chilometraggio e le difficoltà del percorso non spaventano i corridori. Dopo il via ufficiale da Deinze, inizia subito la bagarre con scatti e controscatti che faranno sì che vengano percorsi più di 52 chilometri nella prima ora di corsa. Alla fine sono nove atleti ad evadere e si tratta di Hugo Houle (Ag2r-La Mondiale), Ryan Mullen (Cannondale-Drapac), Mark McNally (Wanty-Groupe Gobert), Loïc Chetout (Cofidis), Christophe Masson (WB-Veranclassic Aqua Protect), Elmar Reinders (Roompot Oranje Peloton), Jay Robert Thomson (Dimension Data), Preben Van Hecke (Sport Vlaanderen-Baloise) e Dennis Van Winden (Israel Cycling Academy). Il gruppo lascia fare e rapidamente il vantaggio degli attaccanti arriva a superare i 7 minuti.

La FDJ controlla la situazione, ma l’imprevisto è in agguato poiché dopo 60 chilometri si entra in un tratto con il vento laterale. Il cambio di ritmo è repentino, con il Team Sky che cerca di volgere la situazione in proprio favore provocando una frattura nel gruppo principale che si fraziona in tre tronconi. Per una ventina di chilometri si viaggia ad andature elevate, ma il traguardo è ancora molto distante e così, dopo qualche scaramuccia, gli atleti decidono di tirare il fiato. Il plotone si ricompatta e i nove battistrada, il cui margine si era ridotto a tre minuti, tornano a viaggiare con un vantaggio rassicurante nei confronti degli immediati inseguitori.

La corsa procede tranquilla, scossa solamente da una caduta che coinvolge Arnaud Démare (FDJ), Oliver Naesen e Alexis Gougeard (Ag2r La Mondiale), senza tuttavia gravi conseguenze. Quando si raggiunge il Mont des Chats, prima della serie di muri che caratterizzano la gara, l’atmosfera cambia decisamente. Ad accendere il fuoco della sfida è Marco Haller (Katusha – Alpecin), il quale tenta una sortita solitaria senza grosse velleità. L’austriaco resta in avanscoperta per una decina di chilometri, mentre alle sue spalle si alternano in testa Sky, Bora – Hansgrohe, Cofidis e Ag2r La Mondiale. La tensione è palpabile e questo è testimoniato da una serie di cadute, dalle quali esce malconcio un possibile outsider come Magnus Cort Nielsen (ORICA – Scott). Si susseguono, al contempo, timidi tentativi di contrattacco che vedono protagonista anche Bernhard Eisel.
Più deciso è l’allungo di Tony Martin (Katusha – Alpecin) che si muove a 80 chilometri dall’arrivo sul Banenberg. Sul tedesco rientrano Marcus Burghardt (Bora – Hansgrohe), Yves Lampaert (Quick-Step Floors) e Jurgen Roelandts (Lotto Soudal), ma tra loro non c’è grande accordo e ai piedi del Kemmelberg le carte si rimescolano. Lungo il celebre strappo si mette in testa Tom Boonen (Quick-Step Floors), beniamino del pubblico, il quale cerca di tenere sotto controllo la situazione. Tutto questo mentre davanti si sgretola il drappello, con il solo Chetout in grado di resistere sulla ruota di uno scatenato Van Hecke.

La corsa è ormai partita e ogni momento potrebbe essere quello decisivo, con gli atleti chiamati a farsi trovar pronti in qualsiasi momento. Con questo clima si entra nelle Plugstreets, strade sterrate particolarmente insidiose, lungo le quali provano ad esaltarsi Matteo Trentin e Zdenek Stybar (Quick-Step Floors), abili nel portare via un gruppetto con Marcus Burghardt, Edward Theuns (Trek – Segafredo) e Guillaume Van Keirsbulck (Wanty – Groupe Gobert). La loro azione provoca un aumento dell’andatura in gruppo e, contemporaneamente, la sfortuna si abbatte su Alexander Kristoff (Katusha – Alpecin) costretto a fermarsi per una foratura. Il norvegese, che rischia di venir tagliato fuori dalla lotta a causa di questo incidente, trova uno stremato Luke Rowe (Team Sky) sulla sua strada, ma il plotone è lanciatissimo e rientrare è impossibile.

All’uscita dagli sterrati, tutti i contrattaccanti vengono ripresi, mentre Van Hecke stacca Chetout e resta solo al comando, seppur con un vantaggio esiguo. La giornata nera della Katusha ha il suo definitivo compimento con la scivolata di Martin, assieme al quale cade anche il nostro Gianni Moscon (Team Sky), mentre nelle prime posizioni iniziano le operazioni di preparazione in vista degli ultimi due muri. All’inizio del Banenberg scatta Daniel Oss (BMC), primo a rientrare sul battistrada Van Hecke. Il trentino viene ripreso ben presto e in contropiede partono Jasper Stuyven (Trek – Segafredo) e Yves Lampaert (QuickStep Floors), che approcciano sul Kemmelberg con un leggero margine. La Dimension Data controlla la situazione, ma la vera differenza la crea Greg Van Avermaet (BMC) con il suo scatto secco. L’unico in grado di reagire è Peter Sagan (Bora – Hansgrohe), il primo a riportarsi sulla sua ruota. Poco dopo lo scollinamento anche John Degenkolb (Trek – Segafredo) riesce a rientrare e con lui arrivano Edvald Boasson Hagen (Dimension Data), Zdenek Stybar e Niki Terpstra (Quick-Step Floors).
Si forma un bel drappello al comando, destinato a rinfoltirsi con l’arrivo di Matteo Trentin (QuickStep Floors), Oliver Naesen (Ag2r La Mondiale), Sonny Colbrelli (Bahrain – Merida), Alberto Bettiol (Cannondale – Drapac), Michael Matthews, Soren Kragh Andersen (Team Sunweb), Jens Keukeleire (ORICA – Scott) e Scott Thwaites (Dimension Data). Sembra l’azione buona, poiché il plotone principale viaggia a 30 secondi, ma è incapace di organizzare un inseguimento degno di tal nome. Alla fine è la Lotto Soudal, clamorosamente tagliata fuori dall’azione, a prendere in mano le operazioni, riportando il gruppo sotto. Inseguimento agevolato dallo scarso accordo tra i fuggitivi, che iniziano a guardarsi in faccia. Alla fine è un pimpante Keukeleire a prendere in mano le operazioni, accelerando nuovamente. Sulla ruota del belga sono lesti a portarsi Van Avermaet, Sagan, Terpstra e Kragh Andersen, mentre gli altri restano tagliati fuori.
Questo cambio di ritmo dà nuovo impulso all’azione e ricaccia indietro il gruppo, che ben presto riassorbirà i contrattaccanti, ma la situazione è ben lungi dall’essersi stabilizzata. Davanti Terpstra e Kragh Andersen non collaborano, avendo i compagni di squadra dietro e questo infastidisce Sagan che, per spingerli ad entrare nei cambi, tenta di creare un buco. Situazione di cui approfittano Van Avermaet e Keukeleire che si trovano con un leggero margine sugli ex-compagni di fuga. Il terzetto degli inseguitori si guarda, discute e questo lo taglia fuori dalla lotta per il successo. La sfida a due è tutta fiamminga, con il campione olimpico che allo sprint fa valere la sua esperienza, mettendo a segno la tripletta dopo gli acuti alla Het Nieuwsblad e ad Harelbeke.

Giro delle Fiandre: La gran vittoria di Gilbert
Domenica 2 aprile 2017 in Belgio si è corsa la 101ma edizione del Giro delle Fiandre, una delle cosiddette “classiche monumento” del ciclismo internazionale, ambita da tutti i più grandi ciclisti in attività. Il Giro delle Fiandre di quest’anno era particolarmente atteso, per via di quello che avrebbe potuto offrire: c’erano molti ciclisti belgi tra i favoriti e per uno in particolare, Tom Boonen, sarebbe stata l’ultima partecipazione in carriera prima del ritiro. Alla partenza erano presenti inoltre molti altri ciclisti importanti, fra cui il campione del mondo in carica Peter Sagan, vincitore dell’ultima edizione della corsa e sconfitto in volata alla Milano-Sanremo di tre settimane fa, la prima grande classica della stagione.
Poco dopo la partenza sei ciclisti, tra cui l’italiano Oliviero Troia, hanno dato il via alla prima fuga della giornata, arrivando a guadagnare più di dieci minuti di vantaggio al chilometro 45. Dopo i primi “muri”, le brevi ma impegnative salite che caratterizzarono il Giro delle Fiandre, il gruppo ha iniziato a diminuire il distacco nonostante numerose forature e alcune cadute. La corsa ha cominciato a delinearsi sul Muur, uno dei “muri” storici della corsa: la Quick-Step, con Philippe Gilbert e Tom Boonen in testa, ha iniziato la sua azione d’attacco cogliendo di sorpresa Peter Sagan e il campione olimpico Greg Van Avermaet, troppo arretrati per stare dietro al gruppetto composto in tutto da una quindicina di ciclisti.

Sull’Oude Kwaremont, Philippe Gilbert, campione del mondo del 2012 e tra i favoriti per la vittoria, ha staccato il gruppetto con cui era partito. A 55 chilometri dal traguardo ha guadagnato velocemente secondi di distacco dal gruppetto più vicino e da quello di Sagan e Van Avermaet, in ritardo di quasi un minuto. Da lì in poi, da vicino Gilbert non l’ha più visto nessuno, nonostante fosse partito così presto.
Sul “muro” del Taaienberg, a una trentina di chilometri dall’arrivo, Boonen si è dovuto fermare per un problema alla catena: un meccanico è sceso dall’ammiraglia che lo seguiva, dandogli una bici nuova, ma pochi metri dopo Boonen si fermato ancora, per lo stesso problema meccanico. Sul Taaienberg, uno dei “muri” in cui Boonen aveva costruito molte delle sue vittorie, è di fatto finito il suo ultimo Giro delle Fiandre: ha tagliato il traguardo da 37mo.

In un tratto in pavé a circa 17 chilometri dall’arrivo, e nel momento in cui stava cercando di recuperare lo svantaggio, Sagan, che stava tirando il gruppetto formato da Van Avermaet e Oliver Naesen correndo sul ciglio della strada per evitare il pavé, ha urtato una transenna, finendo a terra e trascinando con sé gli altri due. Dopo la caduta Sagan si è dovuto fermare alcuni secondi, rinunciando definitivamente alla gara, mentre Van Avermaet è riuscito a riportarsi nelle prime posizioni nei chilometri successivi.
A 10 chilometri dall’arrivo il vantaggio di Gilbert è iniziato a calare, per via della stanchezza accumulata negli otto “muri” affrontati da solo, del vento contrario e per l’azione degli inseguitori. Ma il belga è riuscito a portare a termine la sua azione, compiendo un’impresa che rimarrà nella storia della grandi classiche del ciclismo. Van Avermaet ha concluso al secondo posto, seguito dall’olandese Niki Terpstra. Tre italiani hanno concluso la corsa nelle prime dieci posizioni: Sacha Modolo, sesto, Filippo Pozzato, ottavo, e Sonny Colbrelli, decimo al traguardo.
Per Gilbert, la vittoria al Giro delle Fiandre si aggiunge a quelle ottenute nella Liegi-Bastogne-Liegi, nella Freccia Vallone, al Giro di Lombardia, all’Amstel Gold Race e nella Classica di San Sebastián. Ora è uno dei pochi ciclisti ad aver vinto Giro delle Fiandre, Liegi-Bastogne-Liegi e Giro di Lombardia. Boonen, invece, dopo la delusione in Belgio, il prossimo fine settimana correrà la sua ultima gara, la Parigi-Roubaix.

Parigi-Roubaix: ancora Van Avermaet
La Parigi-Roubaix 2017 ha emesso il suo verdetto. Greg Van Avermaet è riuscito a domare l’Inferno del Nord, riuscendo finalmente a vincere la prima Classica Monumento, che va ad impreziosire un palmares in cui figura già l’oro alle Olimpiadi di Rio 2016.
La Bmc, anche oggi, ha rischiato di perdere la corsa a 100 chilometri dall’arrivo come al Fiandre: lo stesso Van Avermaet è rimasto per lunghe fasi in coda al gruppo e un paio di rallentamenti prima della Foresta di Arenberg l’avevano fatto sprofondare a quasi 40” dai migliori. Per sua fortuna, le squadre interessate ad alzare il ritmo erano sprovviste di uomini (i capitani della Etixx-QuickStep sono rimasti allo scoperto troppo presto, per fare un esempio) e una corsa che sembrava già persa si è riaperta. Da quel momento, poi, un autentico capolavoro di Daniel Oss, che per oltre 60 chilometri è rimasto all’attacco concedendo al proprio capitano l’opportunità di rimanere al coperto. Scortato dal corridore italiano fino a Camphin-en-Pévèle e senza le ingombranti presenze di Sagan e Boonen, solo per fare due esempi, Greg non ha potuto sbagliare, imponendosi nettamente in una volata ristretta. Con questo risultato, chiude una primavera che l’ha visto vincente a Het Nieuwsblad, Harelbeke, Gand e Roubaix. Solo il secondo posto del Fiandre gli ha rovinato un ruolino di marcia perfetto.

Esce sconfitta la Etixx-QuickStep, che ha perso Niki Terpstra e diversi gregari sin dalle prime fasi di gara. Matteo Trentin ha fatto il ritmo nella Foresta di Arenberg, ma successivamente non si è più visto davanti, con Zdenek Stybar e Tom Boonen che hanno lavorato in prima persona già molto lontani dal traguardo. Il Fiammingo nell’ultima corsa della carriera ha provato ad allungare praticamente su ogni settore di pavé, probabilmente sprecando energie preziose per la fase conclusiva di gara. Poco da recriminare per una corsa da protagonista, che l’ha visto salutare il ciclismo nel migliore dei modi: sono mancate le gambe, non la voglia di vincere e il coraggio. Stybar, dal canto suo, è letteralmente rinato: alla vigilia non sembrava potesse essere inserito nella rosa dei favoriti, ma con il passare dei chilometri i tratti in pavé hanno evidenziato la sua brillantezza atletica, che l’ha portato fino alla seconda posizione. Bravo anche a cogliere il momento giusto per entrare nell’attacco che poi si è rivelato decisivo.
Sarà certamente deluso Peter Sagan: per due volte il campione del mondo ha provato ad attaccare e in entrambe le occasioni è stato costretto a fermarsi a causa di una foratura. Se la fortuna è cieca, la sfortuna con lui sembra vederci benissimo in questo periodo. Fino a quando è rimasto in gara, circa 30-35 chilometri dall’arrivo, sembrava potesse quasi scherzare con gli avversari: nel finale, però, non ha avuto la forza neanche per provare a rientrare con un attacco disperato sul Carrefour de l’Arbre, quando la testa della corsa era distante una trentina di secondi, probabilmente a causa dello sforzo effettuato poco prima per rientrare sul gruppo di Boonen. Tornerà, ovviamente, ma per lui la campagna delle Classiche si chiude con zero vittorie tra Sanremo, Fiandre e Roubaix, che erano i grandi obiettivi della sua prima parte di stagione. Nota di merito per la Bora-Hansgrohe, spesso presente accanto al capitano anche dopo che il gruppo principale era esploso.
Non possono essere sottovalutati i piazzamenti di Sebastian Langeveld, Jasper Stuyven e Gianni Moscon, in terza, quarta e quinta posizione. Il primo ha tenuto i migliori sul pavé, ma non ha mai dato l’impressione di potersela giocare fino in fondo per la vittoria. Stuyven e Moscon, invece, sono i più giovane in top 10: entrambi hanno già mostrato un talento invidiabile per queste corse e la gara odierna è stata la prova che possono già essere considerati un ottimo presente e non solamente un radioso futuro. Possono ancora crescere, e partono da fondamenta molto solide.
È mancato il cambio di passo ad Arnaud Démare, che però vincendo lo sprint del gruppo si è candidato come futuro protagonista della corsa di casa. Con lui è arrivato un quasi sorprendente André Greipel (che però negli ultimi anni si è spesso fatto vedere sulle pietre) oltre John Degenkolb. Ad un certo punto, con diversi compagni di squadra affianco, il tedesco sembrava nella posizione perfetta per giocarsi la vittoria: non ha avuto il cambio di ritmo nei tratti in pavé, dove la sua azione è spesso risultata molto affannosa. La Trek, comunque, può consolarsi con il quarto posto di Stuyven e l’ottavo di Theuns, oltre che il decimo di Degenkolb.
Tra gli altri italiani, solo Marco Marcato ha ottenuto una buona prestazione (26esimo) mentre Daniele Bennati, il quarto azzurro sul traguardo, è arrivato a poco meno di 10′ dal vincitore nello stesso gruppo di Manuel Quinziato.

Tratto da: “http://www.oasport.it”

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *