Cos’è la Brexit

Con il termine Brexit (“Britain exit”) si intende la volontà delle Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea.

La votazione del referendum, che si terrà giovedì 23 giugno,  è molto attesa perché potrebbe condizionare non solo il futuro del Regno Unito ma anche quello dell’intera Unione e i suoi rapporti diplomatici internazionali.

Sia il primo ministro conservatore David Cameron che il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama
si sono impegnati a convincere la popolazione a votare contro l’uscita dall’Unione Europea.

Durante la campagna elettorale del 2015, Cameron promise che se fosse stato rieletto avrebbe
organizzato un referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’UE, accogliendo le richieste
presentate da diversi suoi colleghi di partito e da quello per l’indipendenza del Regno Unito (UKIP) di Nigel Farage, secondo i quali era tempo di organizzare una nuova consultazione, considerato che l’ultima risaliva al 1975 e che da allora molte cose sono cambiate in Europa.
Cameron disse che avrebbe fatto campagna a favore dell’uscita se le autorità europee non avessero
accolto le sue richieste su vari temi di politica estera ed economica. Dopo la sua elezione, i leader dell’Unione sono stati al gioco e hanno concesso buona parte delle richieste formulate da Cameron, che quindi ora è un convinto sostenitore della necessità di rimanere all’interno dell’UE.

Cameron aveva chiesto che fosse interrotta la pratica prevista dalle leggi europee che consente ai
migranti con figli di inviare i soldi dei sussidi ricevuti nel loro paese di origine, ma la proposta è stata respinta e si è trovato un compromesso per cui l’entità dei sussidi sarà basata sul costo della vita nel paese natale del migrante e non su quello nel Regno Unito.

Cameron ha riconfermato che il suo paese non si unirà al gruppo di nazioni che usano l’euro e ha
ottenuto rassicurazioni e impegni sul fatto che questo non comporti una discriminazione da parte degli altri stati che fanno parte della moneta unica. Inoltre, il denaro messo dal Regno Unito nei fondi per salvare gli stati in difficoltà economiche dovrà essere rimborsato, se utilizzato.

È stato formalizzato che il Regno Unito non fa parte dell’impegno per collaborare a “una Unione
sempre più stretta” come previsto nei trattati europei. Cameron ha anche ottenuto un nuovo meccanismo per consentire agli stati contrari a un nuovo regolamento di intervenire per bloccarlo, a patto che ci sia il 55 per cento dei parlamenti nazionali contro le nuove norme. Il meccanismo non è molto chiaro e secondo diversi osservatori sarà difficile, se non impossibile, metterlo veramente in pratica.

È stato concordato che i migranti che si trasferiscono per cercare lavoro nel Regno Unito accederanno più gradualmente ai sussidi e con modulazioni, ancora da definire, per ridurre il loro
impatto sui conti pubblici.

Il referendum non ha quorum è di tipo consultivo e non è legalmente vincolante.
In linea del tutto teorica, se vincesse la Brexit, il Parlamento potrebbe quindi intervenire per approvare una legge che impedisca l’uscita dall’Unione Europea, ma andare contro la volontà degli
elettori sarebbe un suicidio politico. Per uscire dall’UE, il Regno Unito dovrà ridiscutere tutti i trattati e concordare le condizioni per il suo ritiro, processo che richiederà come minimo un paio di anni di lavoro. In questo periodo di tempo, il Regno Unito sarà formalmente parte dell’UE, ma non potrà partecipare alla creazione di nuove regole e leggi in ambito europeo.

Fonte: “Il Post”

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