Belgio – Italia: le pagelle

Belgio – Italia 0-2:

Il 18 giugno 1980 si giocò Italia – Belgio, valevole come ultimo incontro del girone B degli Europei di quell’anno, che si disputava in Italia. La manifestazione era stringata ed essenziale nel suo svolgimento: 8 qualificate, due gironi. Le prime di ogni girone andavano direttamente in finale, le seconde si affrontavano nella finale del terzo posto. In quell’occasione le due squadre si presentarono a pari punti e pari differenza reti, ma il Belgio poteva giocare anche per il pareggio, per via dei gol segnati in più. Perché rammento quella partita? Semplice, perché è una delle prime partite della Nazionale che ricordi (a parte quelle del Mondiale ’78 e le prime due di quello stesso Europeo). Il Belgio, allenato dal vecchio santone Guy Thys era una squadra molto criticata dalla stampa italiana, perché applicava il “fuorigioco”, all’epoca ritenuto nel nostro paese una tattica ostruzionistica. Vabbé, la partita fu un calvario, con i nostri che attaccarono 90 minuti e i belgi a perdere tempo fin dal primo minuto. Si giocó all’Olimpico e vi ricordo che all’epoca si usava un pallone solo, per cui ai belgi bastava sparare la palla in tribuna, oppure ancora meglio tirarla verso la fine della pista d’atletica, dove c’era un fossato tutto intorno, sotto le gradinate e dove i raccattapalle dovevano tuffarsi per recuperare il pallone. Finì zero a zero, quasi senza occasioni, con i belgi arroccati davanti alla propria area a spazzare e spezzare. Loro arrivarono in finale, perdendo con la Germania, noi giocammo la finale del terzo posto, perdendo con la Cecoslovacchia per 10-9 ai rigori, nella prima partita della storia in cui l’Italia arrivò ai rigori (si arrivò al nono rigore a oltranza, dopo che tutti i precedenti furono realizzati; sbagliò Collovati).

Questa lunga premessa per dire che mi aspettavo una partita simile. Ossia una partita con Belgio chiuso e noi ad attaccare (ma non troppo). Wilmots era partito con una formazione molto prudente, che non avrebbe forzato i tempi, per non rischiare di prendere contropiede, poi magari negli ultimi 20 minuti avrebbe inserito uno a uno i suoi attaccanti di riserva per vincere. D’altronde nell’amichevole di 4 mesi fa era andata così, con l’Italia che aveva tenuto faticosamente la partita in equilibrio e il Belgio che  ci aveva stracciato negli ultimi 20 minuti. E invece no, e devo dire che la vittoria si è giovata di molti elementi favorevoli (es: Lukaku che sembrava Egidio Calloni), ma non è giunta immeritata.

Buffon 6,5: neutralizza il tentativo da lontano di Nainggolan e poi controlla con sicurezza. Mi sembra che su Lukaku esca un po’ alla disperata, comunque per fortuna il ciociaro non centra la porta.

Barzagli 6,5: si districa da terzino o da centrale aggiunto, contribuendo alla solidità difensiva. Purtroppo buca clamorosamente un cross nel finale, consentendo un colpo di testa a Origi che poteva risultare fatale.

Bonucci 7,5: perno della difesa, oppure regista aggiunto, funziona in ambedue le modalità. Ammonizione bene spesa.

Chiellini 7: Mazzarri ricordava come Chiellini in giornata valeva due difensori in uno e fortunatamente stavolta era una di quelle giornate. Piedi non sensibilissimi, ma presenza costante, anche quando c’è da lanciarsi in una delle discese a motozappa nel cuore della difesa. Anche qui un’ammonizione ben spesa.

Candreva 7,5: una spina nel fianco della difesa rossa, sempre lanciato in avanti, sempre pericoloso, sempre propositivo. Se la sua verve sarà confermata, sarà un caposaldo di questa squadra.

Parolo 6: lavoro spesso oscuro e di posizionamento. Un sito di tattica ha affermato che il suo primo passaggio completato è arrivato al 25’. Tuttavia in questa partita serviva la sua versatilità. Conferma la voglia di fare andando a rigenerare di testa un pallone che sembrava perduto e che si trasforma in’occasione non concretizzata da Pellè.

De Rossi 6,5: perno della diga di contenimento, come al solito sfrutta la sua capacità di interpretare bene le consegne per tutta la lunghezza dell’asse centrale. La sua esperienza e le sue doti tecniche, opportunamente disciplinate, possono fargli realizzare la miglior competizione finale a cui abbia mai partecipato.

Giaccherini 7: il voto è aumentato di 1,5 per via del bel gol e dell’ubriacante movimento (tagli, sovrapposizioni, proposizioni, coperture), ma questo trottolino ha tuttavia sbagliato molto nei controlli.

Darmian 5: forse l’unico veramente a disagio.

Éder 6: solo qualche spiraglio di tecnica nei controlli e negli appoggi. Tuttavia abbiamo apprezzato la sua propensione al sacrificio e – visto che non gli riusciva tutto – la tigna con la quale ha randellato in due-tre occasioni. Ammonizione ben spesa per fermare un contropiede, visto che stava per essere sostituito.

Pellè 6,5: sbaglia un gol clamoroso, si riscatta nel finale, in bello stile. Sappiamo che ha dei limiti evidenti e quindi ci godiamo il fatto che si faccia valere quando occorre mettere il fisico e rispetta bene le consegne.

De Sciglio 7: entra al posto dello spaesato Darmian e mi piace sottolineare due intereventi liberatori di testa, con i quali neutralizza due cross lunghi che stavano per diventare pericolosi.

Immobile 6,5: entra perché serve un contropiedista. Si fa trovare pronto sui due palloni che gli capitano e quindi assolve il suo ruolo.

Thiago Motta 7: entra col preciso compito di colpire qualsiasi cosa si muova sul prato (e se è il pallone, pazienza!) ed assolve pienamente l’incarico. È in corsa per il record del giocatore che otterrà la prima giornata di squalifica col minor numero di minuti giocati.

Conte 7,5: aveva promesso il sudore e il sangue ai suoi, e lui fornisce il secondo. Dopo il fisioterapista inglese che si procura la distorsione alla caviglia esultando per il gol albionico in Italia-Inghilterra 2-1 degli scorsi mondiali, assistiamo al ferimento di Antonio Conte al volto, da cui continua a uscire sangue per tutto il match. Alle interviste si presenta pallido e spettrale e si spera che Tavecchio abbia allestito una trasfusione giù al ritiro. Comunque, una gara ben pianificata e soprattutto con i giocatori che hanno assolto i propri compiti, segno che al momento c’è grande fiducia nella guida tecnica.

Walter Zenga 7: commentatore tecnico della Rai, Zenga interviene con voce tonica, osservazioni precise e secche, limpide chiose. Usa il termine “densità” per la prima volta al 37’; è mancato “sfrutta il campo in ampiezza”, ma confidiamo nel prossimo incontro.

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