Blockchain & Bitcoin

Un anno decisivo
Ha guadagnato fino al 40% in più dall’inizio dell’anno e a spingerlo sono state (anche) le parole nientemeno che del governatore della Fed, Jerome Powell. «Tutte le grandi banche centrali stanno guardando con interesse alle valute digitali», ha detto, confermando che anche gli Stati Uniti stanno valutando l’ipotesi di una valuta di questo tipo, ovvero un dollaro nativo digitale. Così, il bitcoin è volato sopra i diecimila dollari. Non va così bene per la chiacchierata criptovaluta firmata Facebook, Libra: sembrava pronta al lancio, è invece ferma al palo e perde pezzi, dopo i recenti addii di partner illustri come Vodafone e Mastercard. Ciò che sembra chiaro, è che anche nel 2020 gli occhi di analisti e investitori saranno saldamente puntati qui, sulla tecnologia disruptive (e per certi versi ancora misteriosa) per antonomasia: la blockchain, che sta alla base sia di Libra che dei bitcoin, la madre delle criptovalute, inventata nel 2008 dal misterioso Satoshi Nakamoto. Ma blockchain, ovvero lo speciale registro di informazioni concatenate al quale è possibile aggiungere informazioni ma non cancellarle, vuole anche dire gestione della supply chain e della filiera in campo alimentare, applicazioni nella logistica, gestione dei documenti e dei pagamenti. In Italia si tratta di un mercato da 30 milioni di euro, cresce del 100% anno su anno e il numero di progetti presentati, in ambito europeo, è secondo solo alla Gran Bretagna. Gli investimenti si concentrano nei settori finanziario e assicurativo, con una quota superiore al 40%.
Decentralizzare la finanza
Da questi numeri prende il via la nuova serie di «Intelligenze reali», il percorso de L’Economia con il Politecnico di Milano che indaga dove sta andando, concretamente, il vento dell’innovazione digitale, naturalmente anche quella di casa nostra, per comprendere l’ecosistema in cui viviamo e le sue evoluzioni. «Blockchain è una tecnologia che potenzialmente può ridefinire il modo in cui pensiamo al valore e alla fiducia, nel contesto sociale ed economico — spiega Francesco Bruschi, co-direttore dell’Osservatorio Blockchain e Distributed ledger del Politecnico di Milano —. Oggi è ancora difficile immaginare quali applicazioni saranno più rivoluzionarie. Penso alla finanza inclusiva o decentralizzata, accessibile da una porzione molto più grande della popolazione mondiale e in cui gli intermediari sono fortemente ridimensionati e il loro potere ridefinito. Un settore ancora embrionale ma in forte espansione».
Barriere e limiti
La Libra di Zuckerberg è nata lungo questo solco: vuole raggiungere i cosiddetti «unbanked», persone che non hanno conti correnti e non possono accendere un mutuo, per esempio, e che però utilizzano il social network (2,5 miliardi di utenti): attraverso il network sarebbe abilitato lo scambio di denaro. Anche Telegram, la discussa app di messaggi dell’altrettanto discusso imprenditore russo Durov, starebbe sviluppando una blockchain. Si chiama Ton e ha già attirato l’attenzione della Consob americana per la presunta illegalità della Ipo da 1,7 miliardi di dollari. Ancora nulla di fatto, ma l’attenzione, tra sviluppatori, aziende, big tech, pubbliche amministrazioni e governi resta alta. Il mercato finora si è concentrato sulla realizzazione di nuove piattaforme che richiedono mesi o anni per passare al progetto operativo, piuttosto che sullo sviluppo di applicazioni e progetti. Ma, al di là di questo, secondo Bruschi «esiste e resiste, in Italia, un problema culturale che blocca lo sviluppo della tecnologia, mentre il nome blockchain viene erroneamente ritenuto sinonimo di digitalizzazione e spesso anche utilizzato per fare marketing». Da un’indagine dell’Osservatorio del Politecnico su 75 grandi aziende tricolori con esperienza su queste tecnologie, emerge che se ben il 52% ha sviluppato una visione strategica sulla blockchain, solo il 9% ha già definito persone e risorse per attuarla. Le principali barriere sono le difficoltà a individuare i benefici, sviluppare competenze e allocare risorse. «Per il pieno sviluppo di queste tecnologie, e per sbloccare l’internet of Value (un mondo in cui il trasferimento di valore diventa infinitamente più semplice e versatile, anche senza la presenza di un ente centrale) bisognerà prima chiarire il contesto regolamentale, oggi frammentato e non uniforme — continua Bruschi —. Poi, si aprono moltissime possibilità: penso alla creazione, grazie agli smart contract, di sistemi di incentivi che possono creare fenomeni sociali ed economici nuovi, come ad esempio orientare il consumo energetico verso forme sostenibili».
Il pubblico si muove
Intanto, si sono mosse anche le istituzioni, come nel caso dell’European Blockchain Service Infrastructure, un’infrastruttura promossa da 28 Paesi Ue per supportare servizi pubblici a livello europeo, tra cui la notarizzazione dei dati, gestione dei titoli di studio e per la Self sovereign identity, un’identità digitale gestibile e controllabile dai cittadini. Il Politecnico è direttamente coinvolto nel progetto. «I nodi che andranno a validare la blockchain verranno presi in carico dalle diverse nazioni — conclude Bruschi —. Al momento il Politecnico ospiterà un nodo validatore in Italia per la rete di test, insieme ad Infratel Italia, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, e Inps. Ma la blockchain sta entrando anche negli aspetti formativi dell’ateneo: per esempio nel master in Fintech del MIP, la School of Management del Politecnico, è previsto un modulo dedicato». Fondamentale è anche creare consapevolezza tra i professionisti, sempre più a contatto con questa tecnologia. A loro il Politecnico ha dedicato un percorso in cinque tappe. La prossima, prevista per il 19 marzo, indaga le potenzialità e i limiti delle criptovalute e della finanza decentralizzata.
Il caso / Uova, arance, pollo: la filiera si legge sul QR Code
Il pollo all’aperto: più 126%. Le arance tarocco: più 16,7%. Tanto sono cresciute le vendite nei supermercati Carrefour Italia di questi prodotti, i primi tracciati con tecnologia blockchain dalla catena francese, pioniera nell’introdurre questa tecnologia nel nostro paese. Il percorso è iniziato più di un anno fa e al momento questa tecnologia è attiva su tre filiere; prossimamente vedrà coinvolte anche le uova da galline allevate all’aperto senza uso di antibiotici e il latte microfiltrato, tutti prodotti della linea Filiera Qualità. «L’impegno a garantire trasparenza e tracciabilità della filiera fa parte del programma Act for Food e del nostro piano strategico al 2022, con cui spingiamo verso un’alimentazione responsabile e sostenibile, con un’offerta affidabile e prezzi e informazioni accessibili», dice Giovanni Panzeri, direttore Private Label di Carrefour Italia. Carrefour vede la blockchain come l’evoluzione dello strumento di garanzia della filiera, «con il quale la tecnologia va in mano al consumatore», prosegue Panzeri. Con la lettura del QR Code sull’etichetta del prodotto, il cliente può visualizzare sul cellulare i dati di produzione, forniti dai vari attori della filiera. Nel caso delle arance Tarocco, per esempio, il consumatore può conoscere l’agrumeto in cui sono state coltivate, il nome dell’azienda agricola produttrice, la data di raccolta e quella di confezionamento. Spiega ancora il manager: «In parte si tratta di digitalizzare e mettere a disposizione della clientela la massa di informazioni sul lavoro di sviluppo e di controllo che già facevamo. Al momento stiamo tracciando i prodotti della linea Filiera Qualità. Per il 2025, l’obiettivo è certificare in chiave 4.0 tutta la linea, circa 200 referenze e oltre ottomila produttori». Ma quanto pesa sul produttore il nuovo modello di certificazione? «Non ci sono costi in più: la formazione per la digitalizzazione dei dati è a carico di Carrefour — spiega Panzeri —. Ai produttori spetta l’inserimento dei dati di produzione».
Il caso / L’ingaggio del tifoso passa dal token
Che cosa ha che fare la blockchain con il calcio? Aiuta i tifosi ad acquistare merchandising originale e «sicuro» della propria squadra del cuore. La Fiorentina la sfrutta per certificare le maglie indossate dai giocatori. «Il mercato macth worn (abbigliamento portato dagli atleti) è florido ma il consumatore non può essere sicuro di cosa sta acquistando», racconta Gabriele Bernasconi, cofondatore di Genuino Blockchain, startup che sta dotando tutte le maglie della squadra dell’italo-americano Rocco Commisso di un apposito chip che ne sancisce l’autenticità. Come funziona? «L’etichetta termostampata — prosegue l’imprenditore — contiene un Qr code che consente di recuperare la tracciabilità dell’oggetto e un Rfid, associato unicamente a quel codice: così ogni maglia è unica. Poi creiamo la rappresentazione digitale dell’oggetto fisico: un token sulla blockchain di Ethereum. Abbiamo scelto una blockchain pubblica così che chiunque la possa consultare. Tutte le informazioni di tracciabilità vengono inserite come attributi del prodotto fisico. L’utente acquista la maglia, ma anche il token che è il certificato di proprietà della maglia autentica». Il sistema consente anche lo sviluppo di un mercato di seconda mano di prodotti certificati ed è applicabile a tutti gli sport e oggetti da collezione: dai vestiti di scena alla mazza baseball, ma anche alla bottiglia di vino da collezionismo. A puntare sulla blockchain, in campo calcistico, non c’è solo la Fiorentina. La Juventus ha per esempio una partnership con la piattaforma blockchain di «fan engagement» Socios.com. Questa permette ai tifosi di interagire attraverso un Official Fan Token bianconero: JUV. Più token un tifoso possiede, più avrà modo di accedere alla vita della squadra. Con il token JUV, per esempio, i tifosi hanno potuto votare per scegliere quale canzone debba essere lanciata, allo stadio, dopo ogni goal.
Il caso / Una digi-autostrada per gli scambi bancari
La blockchain entra nel mondo del credito italiano. Dalla prossima settimana le banche italiane inizieranno infatti a utilizzare la tecnologia basata sui registri distribuiti (Dlt, l’acronimo che sta per distributed ledger technology) per la tenuta dei conti reciproci tra istituti per quanto riguarda la cosiddetta spunta interbancaria, vale a dire il procedimento che verifica la corrispondenza delle attività che interessano due banche diverse, ad esempio operazioni effettuate fra due clienti di due istituti, e riguarda la riconciliazione dei flussi e delle operazioni che generano scritture sui conti reciproci in Italia e la gestione dei sospesi. Si tratta dell’ultima tappa di una sperimentazione, coordinata da Abi Lab in collaborazione con i partner tecnici di NttData e Sia oltre a R3 con la piattaforma Corda, che nei mesi scorsi ha coinvolto 18 banche (il 78% del panorama del credito italiano) verificando la possibilità, spiegano da Abi Lab, «di avere la visibilità completa dei movimenti propri e della controparte, senza limiti geografici e con maggior trasparenza e rapidità». Sinora, infatti le operazioni di spunta interbancaria erano basate su registri bilaterali, «con un basso livello di standardizzazione e modalità operative non avanzate». In pratica una sorta di autostrada digitale in grado di collegare tante postazioni — l’accordo è volontario ma entro fine anno tutti gli istituti di credito del Paese saranno collegati — che se oggi potrà servire per garantire sicurezza e trasparenza alle operazioni di spunta, in futuro potrebbe essere utilizzata come infrastruttura per altre forme di comunicazione fra i diversi istituti, come ad esempio gli scambi documentali o di valori. «Tecnicismi a parte, il dato di fondo è che quello bancario sarà il primo settore merceologico italiano a basarsi sulla blockchain», commentano da Abi Lab.

Tratto da: “corriere.it”.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.